Serata in pizzeria (Parte 2 di 4)

da joanna , luglio 4 2009 in: Adolescenti, Gang bang, Incontri, Occasionali

Non potei evitare di cogliere il nero degli slip sul biancore della gambe in questo movimento, compiuto con lentezza. Bevve un sorso. “… Allora, che si fa? … ” chiese, come se avesse dimenticato il programma della serata.
Lei rispose che, a questo punto, doveva lasciarla finire il bicchiere, poi si sarebbe andati, tanto sapeva dove andavano i colleghi e, quindi, non ci si doveva preoccupare del ritardo. E, aggiunse, anche se non ci andassimo, nessuno l’avrebbe notato. “… e poi … questa è la nostra serata, no? … ” L’amica annuì e cambiò posizione alle gambe, mettendomi nuovamente nella condizione di notare il nero degli slip. Ma non teneva le gambe strette, solo leggermente divaricate, così che potevo vedere il colore della loro pelle abbastanza in profondità e la cosa mi allettava. Lei bevve un altro sorso e, con la coda dell’occhio, vidi che si slacciava un bottone della camicetta, cosa a cui non badai. Senza che me l’aspettassi, mi passò un braccio sulla spalla ed accostò la sua testa verso di me. Girando la testa potevo vederle le rotondità dei seni di traverso dall’alto in basso, notando, ancora una volta, che non erano grandi come quelli dell’amica, ma pur sempre particolarmente appetibili. “Fa caldo, … qui da te … ” disse. L’amica si alzò ed abbassò la persiana alla finestra, protendendosi in avanti e quasi esibendo il culo nella mia direzione. Il vestito corto lasciava vedere le gambe per un buon tratto. Solo un altro po’ e avrei potuto vedere la base delle chiappe. Tornò verso di noi, ma non sedette dov’era prima, ma si mise di fianco a me. “Si, questa sera fa abbastanza caldo … Vuoi toglierti la giacca? ” chiese a me. Si alzò, accese lo stereo e tornò a sedersi al mio fianco. Sentii che con una mano entrava sotto la mia giacca, quasi ad invitarmi a toglierla. Girai il mio viso verso l’amica, vidi la sua bocca protesa, vidi i suoi seni grandi che emergevano dall’ampia scollatura. Mi venne spontaneo baciarla, ma non lo feci. Lei posò una mano sulla mia coscia, prima ferma, poi salì. Mi girai verso di lei. In quel momento stava slacciando un altro bottone della camicetta. Notai che aveva un reggiseno candido. Mi lasciai andare baciandola sulla nuca, tra i capelli. Si scostò, volgendosi verso di me, dopo avere tolto il braccio dalla mia spalla. Si pone sull’angolo del divano: “… Che ne dici se non andiamo … in pizzeria. Tanto sono sempre i soliti discorsi noiosi … Possiamo stare qui, parlare, bere, ascoltare della musica … ” L’amica intervenne: “Si, Ok. Qui staremo tranquilli e passeremo una bella serata! ” Non reagii. Lei, dalla posizione in cui era, trasse una gamba mettendosela sotto l’altra, sul divano. Risistemò la gonna. Poi fece in modo da far scivolare il tessuto lungo le gambe, scoprendo un ginocchio. L’amica lavorava con la mano sotto la mia giacca, toccando il tessuto della camicia, finchè non sentì il mio capezzolo. Lo massaggiava e lo provocava con l’unghia. La mano dell’amica scese fino a giungere alla cintura dei pantaloni, infilò alcune dita, poi si ritrasse, lungo la cintura, fino alla fibbia. Vi ci si poggiò sopra, indugiando. “Vi offro un gelato! “, disse e si alzò, facendo in modo da sfilarmi la cintura oltre la fibbia. Mi passò davanti, muovendo le chiappe alternandosi nei movimenti. Vidi che lei le toccava la mano: ” Aspetta, … arrivo subito … con il gelato … “, l’avvertì l’amica. Lei la lasciò scivolare via. Il suo sguardo era come annebbiato. Ritrasse la gamba ripiegata e la protese
in avanti, quasi per farla ammirare in tutta la sua bellezza. Alzò ancora un po’ il tessuto della gonna, poi piegò la sua gamba verso il mio ginocchio. Sentivo il suo piede posato sul ginocchio.
Protese il busto verso di me, baciandomi, cercando volutamente le mie labbra, infilò la sua lingua tra i denti alla ricerca della mia. Ricambiai, lasciandomi andare verso di lei. Sentivo che l’amica stava trafficando in cucina. Tornò, ma senza il gelato. Si avvicinò a me da dietro il divano, incurante del bacio che stavo scambiando con lei, prese i baveri della giacca e me li portò all’indietro, per sfilarmela. Lasciai fare, muovendomi per facilitarle l’operazione. Con la giacca ancora mezza addosso, sentii che stava scendendo lungo la mia schiena con ma mano, in un massaggio cauto. Quando lei riprese fiato, l’amica con un gesto sotto le ascelle mi fece cenno di alzarmi. La mia cintura si trovava all’altezza del viso di lei, che l’afferrò velocemente, slacciandola. Posò una mano sulla stoffa dei pantaloni. “…. uhmmmm, ….. ” mormorò. “Venite di là a mangiare il gelato”. Si alzò anche lei, passandomi davanti e facendomi strada. Nel mentre che si dirigeva verso la cucina, vidi che si abbassava la cerniera laterale della gonna. La presi per i fianchi, camminando. Si fermò solo per un momento, quasi per aspettarmi, così che mi appoggiai sulle sue chiappe, facendole sentire il cazzo duro. Spinse il culo all’indietro, quasi a sentirlo meglio. Con una mano entrai, da sotto della sua camicetta, a contatto della pelle del ventre. In cucina, sedette sulla prima sedia, sganciò la chiusura della gonna, evidentemente voleva non doverci pensare dopo. L’amica le porse il gelato, poi lo porse a me: “Tu … però stai in piedi …. “, disse spingendomi con le spalle al frigorifero. Non prese il gelato per sè, ma si inginocchiò davanti a me e, senza altro dire, prese la mia zip e l’abbassò con decisione. Poi fu la volta del bottone superiore, quindi allargò davanti a sè i miei pantaloni, lasciandomi così. Si girò verso il tavolo e prese il suo gelato, ne mangiò un cucchiaino guardandomi diritto negli occhi.
Lei si alzò, lasciandosi scivolare alle caviglie la gonna. Con un gesto noncurante se ne liberò, lasciandola sul pavimento. Aveva degli slip bianchi, di pizzo, che lasciavano vedere il nero della peluria fitta del pube. Nel frattempo, aveva slacciato tutti i bottoni della camicetta, che ricadeva ai lati, lasciando vedere del tutto il reggiseno. … (segue)

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