Archivio 'Incontri'

Un caldo pomeriggio come tanti

da Letture porno, 3 marzo 2010 in: Incontri

Sembrava un pomeriggio come tanti: cielo coperto, brezza leggera e un freddo che avrebbe intimorito un orso polare.
Ero solo in casa, immerso nella lettura quando il ronzio del campanello interrompe i miei pensieri.
Non aspettavo visite, così mi reco scocciato alla porta immaginandomi già la faccia del venditore di enciclopedie.
Apro e rimango di stucco: di fronte a me avevo una ragazza di circa 20 anni, alta, mora, occhi verdi, e con un seno che a stento stava nel maglione di lana.
Mi porge la mano e mi fa:
“ciao, io sono Laura, la nuova vicina.
Sto facendo il giro degli inquilini per conoscerli, ma a quanto pare oggi pomeriggio ci sei solo tu… “.
Rimango per qualche secondo senza parole, poi mi presento a mia volta e la invito a prendere un caffè.
La faccio accomodare vicino al caminetto e mentre metto su la caffettiera lei si toglie il soprabito.
Indossa una minigonna da urlo, mostrando due gambe mozzafiato.

Cominciamo a parlare delle solite cose, quando d’un tratto lei si blocca e rimane a guardarmi in silenzio, faccio fatica a sostenere il suo sguardo, ma non c’è né bisogno, le sue labbra si avvicinano alle mie e ci uniamo in un bacio lungo e appassionato.
Veloci le mie mani corrono sotto il suo maglione, accarezzando quel magnifico seno.
La prendo per mano e la porto in camera da letto. In un lampo siamo nudi, i nostri corpi si avvinghiano.
Comincio a baciarla sul collo, sulle spalle, sui capezzoli fino a scendere tra le sue gambe, comincio a giocare con il clitoride, mentre lei si muove a scatti sotto i colpi della mia lingua, pochi secondi e viene squassata da un lungo orgasmo.
Mi guarda e dice “ora tocca a me”, poi mi spinge dolcemente sul letto e in un secondo ingoia il mio membro.
Lo lecca come se fosse la cosa più naturale del mondo, cerco di resistere, ma alla fine le scarico il mio seme in gola.
Non se ne fa sfuggire una goccia, poi risale e mi bacia appassionatamente.
Si sdraia e mi invita ad appoggiare il mio fallo tra i suoi seni. Inizia un massaggio dolcissimo e in men che non si dica sono di nuovo sull’attenti.
Appena raggiunta la piena erezione mi sposta e mi prega in un orecchio di penetrarla.
Non me lo faccio ripetere, comincio a scivolare lentamente in lei, poi sempre più forte, ma non voglio venire così: mi giro sulle spalle e la faccio salire su di me, ora e lei a dare il ritmo, sempre più veloce, sento l’orgasmo salire in lei, veniamo insieme, in un abbraccio lunghissimo.
Mi bacia ancora e mi ringrazia, poi crolla al mio fianco e ci addormentiamo.
Quando mi sveglio la trovo già vestita, accoccolata vicino al fuoco. Mi rivesto e mi porto alle sue spalle.
La ringrazio in un orecchio e le chiedo di restare a cena da me. Accetta, ma prima deve andare a fare delle compere.
La lascio andar via, non dopo un ultimo bacio, e mi appresto a preparare la cena, già pregustando ciò che seguirà… FINE

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Un caldo giorno d’estate (Parte 5 di 5)

da joanna, 3 febbraio 2010 in: Incontri, Occasionali

Mentre Lei, arrapata all’inverosimile, lo incitava :
-Si inculami! Ah si! Lo voglio! Sfondami il culo! Lui con la lingua le spalmò intorno all’ano tutto quello che era riuscito a raccogliere dalla figa, cercando così di facilitarsi il varco, che gli permettesse di incularla. Provò infine a mettervi dentro la punto del suo cazzo diventato duro come marmo, ma trovò ancora delle difficoltà a causa del buco troppo stretto; in quel momento gli venne un’idea e, alzatosi mentre Lei gli chiedeva dove andasse, Lui, aperto il frigorifero, ne trasse fuori velocemente qualcosa, e senza darle il tempo di capire nulla, la rimise a pecoroni, riiniziando tutto da capo. Questa volta però Lei si sentì spalmare qualcosa di cremoso nel buco del culo, cosa che le aumentò ancora di più il piacere di toccarsi e di farsi masturbare, avvertendo la lingua di Lui spandere sul culo e nella figa quella crema, che sentiva sciogliersi e diventare liquida. Non poteva immaginare che Lui aveva preso dal frigorifero un barattolo di margarina per usarlo come lubrificante. Quella verginità inaspettata, le prime difficoltà, e il suo espendiente per superarle avevano acceso ora in Lui il forte desiderio di possederla come nessuno ancora aveva fatto. Perciò quando le sembrò pronta le infilò prima la punta del pene che stavolta trovò meno difficoltà, poi tra le sue urla crescenti di piacere, poco per volta lo menò dentro quasi tutto, continuando a massaggiarle il clitoride; dopo i primi minuti di incertezza, apertoglisi lo scrigno di quel tesoro, la inculò allegramente per diversi minuti finchè non le esplose dentro, e ritrasse il membro sborrando copiosamente lungo l’ano e sulla figa di Lei, che a quell’esplosione gridò:
-Vengo, vengo! Si, ah! Si, ah!
Poi, mentre Lui la leccava tutta, sentendo dal suo respiro ansante che era provato quanto Lei da quell’orgasmo, gli disse con tono trasognato:
-Non avevo mai goduto così! E poi:
-Ti è piaciuto incularmi, vero?
Stremati, entrambi stesi sul divano, passarono interminabili minuti, stingendosi, abbracciandosi, scambiandosi baci, carezze, effusioni, insegnando così ai loro corpi a conoscersi; soprattutto per Lei, i cui sensi erano acuiti dall’oscurità, quella fu una sensazione nuova ed entusiasmante.
Ristorato da quei caldi momenti d’intimità, Lui, ignorando le sue domande su dove andassero, la portò per mano fuori dalla stanza, e prese ad aprire le porte chiuse del corridoio, finchè non trovò il bagno; le tapparelle erano abbassate come in tutte le altre stanze, eccezion fatta per la sala da giorno, per cui entrando, accese la luce e individuato il bidet vi mise Lei, seduta a cavalcioni; Lei, intuite le sue intenzioni, non gli oppose alcuna resistenza, anzi lo tastò alla ricerca del suo membro, finchè trovatolo, sentendolo moscio, cominciò a sparargli una sega a due mani, che glielo fece venire subito duro; Lui, eccitato da quella iniziativa, mentre con una mano stringeva le sue tette, con l’altra, aperto il rubinetto, iniziò una lavanda rinfrescante, che infiammò la già calda micetta di Lei. Passarono così, godendo l’uno dell’altro, diversi minuti finchè Lui, sedutosi di fronte a Lei, non la fece sua, penetrandola, prima dolcemente, tra i suoi spasmi di desiderio, poi energicamente, tra le sue grida di piacere, nel sentirsi inondata di sperma. Al parossismo di quell’orgasmo seguirono momenti interminabili di caldi abbracci e di focosi baci, che comunque ebbero una fine; infatti tornati nella sala da giorno, Lui dopo aver trafficato un po’ le diede un bacio che Lei avvertì essere un saluto, forse un’addio, e poi sentì i suoi passi allontanarsi, finchè la porta non si aprì per poi richiudersi. Aveva capito che sarebbe stato più giusto lasciarlo andar via così come era venuto, per cui non cercò di fermarlo, nè gli disse nulla; toltasi la benda, si trovò invece davanti, sul bracciolo, una sorpresa inaspettata, un suo messaggio che diceva :
Se fai la brava e non rompi la magia del nostro incontro, non è detto che non ce siano altri in futuro.
P. S. Mi sono preso un regalino

Rivestendosi capì, che si era portato via le sue mutandine. Ancora sognante di cazzi, che la inculavano, uscì fuori sul piccolo balcone che dava sulla strada ormai affollata di gente; osservava il sole tramontare, la schiena inarcata, il seno poggiato sul corrimano della ringhiera, e le mani poggiate sui glutei, così rivivendo il piacere che aveva provato ad sentirselo infilato nel culo. Lei ignorava, che laggiù ad osservarla c’era Lui, seduto al tavolino d’un bar, mentre si ordinava da bere. Vedendola in quella posizione, intuendone i pensieri, non potè fare a meno di stringere la mutandina che aveva nella tasca del giubbotto. Questo provocò in Lui una nuova e violenta erezione, che non sfuggì di sicuro alla cameriera; infatti, servendogli l’ordinazione, evitando di farsi vedere dal cassiere, forse il suo uomo, gli fece scivolare lì, in mezzo alle cosce un bigliettino. Lui lo lesse :

Via xxxxxxx N°xxxx Int. XX
Vieni stasera dopo le 10, sfamerò il tuo uccello rapace con la mia passera.

Senza farsi scorgere dal suo uomo la guardò, mentre serviva ai tavoli. Era una donna matura, molto in carne, la gonna succinta le lasciava scoperte le cosce corpulente, e la scollatura del body faceva fatica a contenere il suo seno, che a vista sembrava una sesta misura. Lui allora la immaginò fargli una spagnola e immaginò sè a sborrare in mezzo a quei due palloni aereostotatici…. FINE

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Un caldo giorno d’estate (Parte 4 di 5)

da joanna, 2 febbraio 2010 in: Incontri, Occasionali

Lui, non domato dal membro che andava illanguidendo, iniziò a baciarla, a mordicchiarle le labbra e il collo, confondendosi le loro lingue in continui contorcimenti; intanto Lei, ritirate le mani dal pube, nervosamente cercò di sbottonarsi l’abito, finchè non intervenne Lui, che acceso dal desiderio di esplorare quel corpo voglioso di passione, lo strappò di forza facendo saltare via tutti bottoni mentre Lei, incurante del danno, gridava soddisfatta:
-Si.. così.. scopami… fammi tua.
Agli occhi di Lui apparve un corpo da copertina di play-boy, in cui c’era solo l’imbarazzo della scelta: il seno a punta, sodo, terminava in due capezzoli grossi e duri, che sembravano perforare le coppe del reggiseno, le cosce erano lunghe e affilate come le lame di un coltello, l’addome piatto anche se non scolpito, il collo sottile, il viso, per la parte non coperta dalla benda, angelico e diabolico, ingenuo e malizioso, delicato e perverso.
Per alcuni minuti la esplorò nelle zone libere dagli indumenti intimi con baci, morbide carezze, leggeri succhiotti che la accesero ancora più di desiderio, mentre di nuovo Lei aveva preso a masturbarsi. Lui allora, afferrati delicatamente i polsi delle sue mani, la aiutò a sfilarsi prima le mutandine, poi il reggiseno; la cosa le piacque molto perchè, diversamente dal solito, non poteva riconoscere nei suoi occhi, l’effetto che quel corpo provocava a uomini e donne; il fatto dunque che lui indugiasse, le faceva pensare di piacergli, per cui gli disse, gemendo languidamente:
-Sono bella, vero? Ti piaccio? Rispondimi, basta un si.
Lui le rispose, ma in una maniera che Lei non si aspettava; si avventò infatti con entrambe le mani sulle tette, che gli ricordavano due grossi bicchieri da spumante rovesciati, agitandole l’una in senso orario, l’altra in senso antiorario, prima delicatamente, poi più vorticosamente ; nel frattempo addentò voracemente prima il capezzolo sinistro, poi il destro, che si ingrossarono fino a raggiungere l’altezza di un paio di centimetri, stuzzicati da Lui che mordicchiava, succhiava e leccava come si trattasse della più gustosa delle leccornie. Lei, allora, sentendosi sempre più bagnata tornò a gingillarsi con le dita, mentre gli diceva, a denti stretti per il piacere :
-è un sì?
E Lui gli rispose, come aveva già fatto prima. Allora Lei gli fece un paio di domande del tipo:
-Sei un bell’uomo? Ho una bella figa? Ti piace scoparmi?
solamente per il piacere che le davano quelle risposte affermative che le sue orecchie non potevano sentire, ma che i suoi seni, i suoi capezzoli intendevano come una musica celestiale. Le venne allora la curiosità di conoscere il no e perciò gli chiese fremente di desiderio:
-Piove fuori? Sentì a quel punto le mani di Lui scendere sul pube, incrociandosi con le sue, e avvertì le sue dita addentrarsi nella sua figa umida e sbrodolante, per prendere il clitoride e stringerlo forte. Fu per Lei un’immensa sensazione di voluttà aumentata ancora di più dal piacere di farsi ripetere i no alle domande più inutili e banali, che le venivano in mente e che ora tra i gemiti di entrambi a stento si capivano . Lei allora stava per esprimere il desiderio:
-Leccami la figa, ti prego, dai quando sentì la sua lingua scenderle attraverso l’addome fino al monte di Venere, dove Lui mostrò grande abilità. Infatti con ampi movimenti della lingua spenellò il triangolo ben curato, di peli neri e ricci, che ricopriva la vagina; poi esplorò, aiutandosi con le dita, prima le grandi labbra, poi le piccole, finchè non afferrò il clitoride che addentò per succhiare come si trattasse di un frutto di mare, facendola godere come pochi e poche avevano saputo fare. Aveva una figa davvero stupenda ma Lui non andava di fretta per cui alle sue richieste, accompagnate da grida di piacere : -Vienimi dentro! Scopami, ti prego non rispose ma invece la girò di spalle, poggiandole la testa sul bracciolo del divano e ammirando al contempo la bellezza del culo a mandolino che gli si parò davanti. Lei non era stata mai sodomizzata, ma sentì che era venuto il momento giusto, per cui, intuendo le sue intenzioni, gli disse:
-Se mi vuoi inculare, fai piano, lì sono ancora vergine!
Sul volto di Lui comparve allora un sorriso, che lei non potè mai conoscere; premuroso, mentre Lei si palpava freneticamente le tette, iniziò con la mano destra a masturbarla mentre con il medio della sinistra, baciandole i glutei, provò con difficoltà l’esplorazione rettale, appurando che le aveva detto la verità. Mentre Lei, arrapata all’inverosimile, lo incitava :
-Si inculami! Ah si! Lo voglio! Sfondami il culo! Lui con la lingua le spalmò intorno all’ano tutto quello che era riuscito a raccogliere dalla figa, cercando così di facilitarsi il varco, che gli permettesse di incularla. Provò infine a mettervi dentro la punto del suo cazzo diventato duro come marmo, ma trovò ancora delle difficoltà a causa del buco troppo stretto; in quel momento gli venne un’idea e, alzatosi mentre Lei gli chiedeva dove andasse, Lui, aperto il frigorifero, ne trasse fuori velocemente qualcosa, e senza darle il tempo di capire nulla, la rimise a pecoroni, riiniziando tutto da capo. Questa volta però Lei si sentì spalmare qualcosa di cremoso nel buco del culo, cosa che le aumentò ancora di più il piacere di toccarsi e di farsi masturbare, avvertendo la lingua di Lui spandere sul culo e nella figa quella crema, che sentiva sciogliersi e diventare liquida. … (segue)

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