Archivio 'Esperienze'

La moglie del capo della fabbrica (Parte 2 di 2)

da joanna, 27 febbraio 2010 in: Esperienze

Le pompai i due buchi alternativamente fino a non trovare differenza di penetrazione. Poi la presi in braccio e la stesi sui tavolo di cucina. le tolsi scarpe, pantaloni e calze, poggiai le caviglie sulle mie spalle e continuai a romperle fica e culo, mentre lei si scatenò sditalinandosi. Con il cazzo nel culo infilai due dita nella fica e mi toccai il cazzo dentro di lei, poi le misi le dita sporche dei suoi umori in bocca ordinandole di pulirle e che di lì a poco le avrei fatto bere la mia sborra. Lei leccò mentre affondava la mano nella fica e toccava il cazzo che sfondava il culo.

Presi poi un mestolo con un manico di legno e le ordinai di ficcarselo nel culo, mentre io la scopavo nella fica. Lei si aprì le chiappe e, senza esitare, se lo ficcò dentro. Non contento, presi un mattarello dalla circonferenza niente male e glielo feci mettere nella fica, che si allargò spaventosamente fino ad accoglierlo. Mentre lei con le mani si penetrava culo e fica io le avvicinai la testa al mio cazzo e glielo misi in bocca. Dopo poco tempo, mi partì lo schizzo dalle palle, lei tentò di tirare indietro la testa, ma io gliela trattenni e le sborrai copiosamente in bocca. Lei bevve quello che poteva, un po’, andò sul tavolo, poi le ordinai di pulirmi perbene il cazzo,

La cosa finì lì, ognuno tornò al proprio posto e considerai l’accaduto un episodio. Dopo qualche tempo, mentre ero al lavoro, lei si avvicinò dicendomi che quella sera era stata molto utile, che il rapporto con Paolo era migliorato, ma che qualche volta avrebbe desiderato qualche ripetizione, inutile dire che le portai a casa altri documenti e che lei migliorò sempre più, nel fisico, più asciutto e più curato e nell’abbigliamento, più sfrontato. Nel giro di sei mesi divenne una vera troia. FINE

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La moglie del capo della fabbrica (Parte 1 di 2)

da joanna, 26 febbraio 2010 in: Esperienze

Lavoro da due armi in una piccola fabbrica con una decina di operai come me. Tutto sommato mi trovo bene, solo che da qualche tempo Paolo, il titolare, forse m po’ nervoso per qualche suo problema, incominciò a trattarmi male, rimproverandomi apertamente per futili motivi. Dato che sono un tipo calmo non me la sono presa più di tanto, ma certo mi sentivo demoralizzato. La moglie, Linda, un po’ formosa, ma con viso dolce e buon carattere, cura la contabilità e cerca spesso di metterci una pezza, ma Paolo se la prende anche con lei. Un giorno, mentre stavamo lavorando dopo la pausa, Paolo non c’era e Linda telefonò in fabbrica, dato che all’ora di pranzo stacca e torna a casa, chiese di me e mi disse di portarle dei documenti a casa. Indispettito accettai.

Avvisai mia moglie, che si arrabbiò per il dopo lavoro. Che giornata. pensai, incazzato io, incazzata mia moglie, padrone rompi e moglie pure. Finito l’orario di lavoro, presi i documenti ed andai da Linda, che mi accolse gentilmente. Le diedi i documenti e stavo per andare via, ma lei insistette per offrimi un caffè. Nonostante tutto non mi sentii di rifiutare, Linda era sempre stata garbata con me. Il caffè saliva ci sedemmo in cucina. lei mi chiese ne stavo ancora giù per via di Paolo, io risposi che non mi faceva piacere, ma poteva andare anche così.

Prendemmo il caffè parlando di lavoro, lei disse che non dovevo prendermela, che era m po’ che vedeva Paolo nervoso e mi confidò che aveva il sospetto che Paolo si vedesse con un’altra donna, per via delle troppe assenze e telefonate oscure.

Mi chiese se la causa fosse nel fatto che si fosse lasciata m po’ andare nel fisico. Io risposi che era una bella donna e certo desiderabile, in fondo 45 anni non sono tanti e che forse era un problema di intesa, di stanchezza dei rapporto. Lei annuì dicendo che erano mesi che non facevano l’amore e che a volte invidiava quelle ragazze che giravano in minigonna da troia, che vent’anni fa non c’erano, ma che oggi potevano far perdere la testa ad un cinquantenne benestante come Paolo. Disse che si sentiva di non poter competere, data la sua educazione. Io le dissi che non era una questione di abbigliamento, ma di atteggiamenti e le raccontai di una scopata con una ragazza incontrata in discoteca prima di sposarmi, che mi aveva attirato con sguardi e toccate, non con il corpo scoperto. Lei voleva scendere nei dettagli, io mi difendevo come potevo, poi ad un certo punto mi fissò e mi chiese decisa di insegnarle come fa una troia ad attirare un uomo, che voleva imparare per recuperare Paolo. Io rimasi di stucco, ma altrettanto decisole dissi che doveva aprirmi la patta e prendere il cazzo in mano, Lei allungò la mano senza indecisione, tirò giù la lampo e mise la mano dentro i pantaloni e pose la mano sul cazzo. La rimproverai con tono autoritario dicendo che lo doveva tirare fuori e stringerlo nella mano. Lei obbedì fissandomi.

Dopo avermelo fatto menare le ordinai di inginocchiarsi davanti a me, aprii le gambe presi la testa tra le mani e glielo feci prendere in bocca dandole della troia. Le muovevo la testa con decisione, malgrado si opponesse, glielo ficcai tutto nella bocca, ordinandole imperioso di leccarlo per bene, La trattavo da puttana consumata. Dopo essermi fatto leccare fino al buco del culo, la feci mettere in ginocchio per terra, le abbassai i pantaloni fino alle ginocchia, presi l’oliera che era a portata di meno e le cosparsi il buco dei culo, Lei capì e con una mano cercò di trattenere la mia che la preparava, ma io con decisione le misi la sua mano e gliela piazzai sulla fica ordinandole di sditalinarsi. Poi puntai il cazzo sul culo e giù, fino alle palle. Lei si lamentò, ma io pompai senza pietà fino a che non sentii il buco bello aperto. Mi accorsi che a poco a poco anche lei ci prendeva gusto, perchè invece dì scappare, premeva con le chiappe verso di me per farsi sfondare meglio.

Stilai il cazzo dal culo aperto come una caverna e glielo misi nella fica bagnata con un colpo deciso. Le pompai i due buchi alternativamente fino a non trovare differenza di penetrazione. Poi la presi in braccio e la stesi sui tavolo di cucina. le tolsi scarpe, pantaloni e calze, poggiai le caviglie sulle mie spalle e continuai a romperle fica e culo, mentre lei si scatenò sditalinandosi. Con il cazzo nel culo infilai due dita nella fica e mi toccai il cazzo dentro di lei, poi le misi le dita sporche dei suoi umori in bocca ordinandole di pulirle e che di lì a poco le avrei fatto bere la mia sborra. Lei leccò mentre affondava la mano nella fica e toccava il cazzo che sfondava il culo.

Presi poi un mestolo con un manico di legno e le ordinai di ficcarselo nel culo, mentre io la scopavo nella fica. Lei si aprì le chiappe e, senza esitare, se lo ficcò dentro. Non contento, presi un mattarello dalla circonferenza niente male e glielo feci mettere nella fica, che si allargò spaventosamente fino ad accoglierlo. Mentre lei con le mani si penetrava culo e fica io le avvicinai la testa al mio cazzo e glielo misi in bocca. … (segue)

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Era meglio… Ciucciarlo (Parte 5 di 5)

da Passioni Maramora, 19 dicembre 2009 in: Bdsm, Esperienze

Quando fù stanco di stantuffarla in quel modo estrasse il dito e, divaricatele le chiappe, appuntò il glande allo sfintere. Lei cercò istintivamente di sottrarsi, schiacciandosi contro il letto, ma non poteva sfuggire alla presa crudele del suo amante che cominciò a spingere con decisione.

-Aaahhh… – urlò rattrappendosi. Il glande riuscì a penetrare oltre il muscolo serrato dell’ano, che si richiuse palpitante intorno alla corolla, e iniziò a penetrare nel canale stretto e bruciante della ragazza.

-Basta!! , Bastaa!!! … Non entrarlo più a fondo… Ti pregoo!! – urlò, sentendosi prossima a morire per il dolore. Quel pene durissimo le stava scavando una galleria di sofferenza atroce nelle viscere, dilatandola e dilaniandola con ferocia pazzesca. Il glande continuò ad avanzare raschiando le pareti del budello, cercando di violarla fino in fondo, i suoi fianchi si contrassero violentemente, la sua testa si arcuò all’indietro e iniziò a urlare. L’uomo le vedeva la bocca spalancata nel viso deformato dal dolore, solcato dalle lacrime che le sgorgavano copiose dagli occhi. Si beò di quella sofferenza, mentre sentiva l’ano di lei contrarsi ritmicamente con spasmi incontrollati sulla sua verga durissima. Continuò a spingere con forza, penetrando lentamente, mentre la ragazza digrignava i denti, gridava, si inarcava impotente. Lei intanto dava dei sussulti tremendi, sentendosi infilare quell’affare durissimo su per l’intestino, piegava le gambe all’indietro e mordeva le lenzuola, negli spasimi dell’agonia che lui le infliggeva. Alla fine, fu tutto dentro di lei, con un’ultima botta forte e violenta, si immerse fino in fondo nel suo retto. L’urlo che ne scaturì riempì tutta la stanza.

-Ah! – ruggì l’uomo, fermandosi per un momento.

-Ce l’hai nel culo, puttanella… Ti fa male vero? Coraggio il peggio è passato. – Ma lei era lungi dal credergli. Sentiva solo quell’enorme sesso che le violava il sedere procurandole un bruciore terribile. Cercò di rilassarsi, ma quando lui prese a muoversi il dolore ricominciò e lei riprese a gridare e singhiozzare ad ogni spinta come se la violasse ogni volta per la prima volta. Ad ogni spinta lui conquistava un poco di spazio in più nel suo intestino e ogni volta lei sentiva una lama bruciante perforarle i lombi e ripercuotersi fin dentro lo stomaco. Ogni volta lo infilava sempre più dentro finchè non sentì i suoi testicoli sbatterle sulle natiche

-Muoio! … Ti prego non resisto! … – aveva girato la testa a guardarlo e urlava come impazzita.

-Non voglio! … Basta finiscila! … Ti prego!! … Aaah! … – L’uomo neanche stette ad sentirla, continuò a scanalarla con forza, con spinte violenti e regolari che facevano uscire la verga per più di metà per poi infilarla nel sedere contratto fino in fondo. La reggeva per i fianchi mentre lei urlava ad ogni affondo, mentre guizzava come una biscia fra le sue mani. L’uomo la sodomizzò a lungo, scavandola con cattiveria, sbattendo la verga in fondo ai suoi intestini con colpi profondi che facevano risuonare il suo ventre sulle sue chiappe, e lei si lamentò per tutto il tempo. Un rantolo ininterrotto sfuggiva ormai dalla sua gola infiammata per il troppo urlare. Le sue unghie graffiavano istericamente i cuscini. Cercò una volta ancora di scrollarselo di dosso, ma ormai i suoi tentativi erano deboli. Non aveva più forze. Poi l’uomo sentì arrivare lo spasimo terribile, non resistette più sentendo salire dentro di lui l’orgasmo inarrestabile; la scavò a grandi colpi profondi e rudi strappandole le ultime grida, e con una spinta finale si immerse completamente fino in fondo, lasciando zampillare dentro le sue viscere lo sperma a lungo trattenuto. Rimase ansante su di lei.

-Allora puttanella, ti è piaciuto, o preferivi ciucciarmelo? – le sussurrò all’orecchio. Lei non rispose. Piangeva sommessamente. L’uomo si sfilò e si alzò dal letto. Un sottile rivolo di sangue macchiava le cosce della ragazza. Si avvicinò per la terza volta al lavandino, ma questa volta solo per darsi una sciacquata al pene ormai sgonfio. Quando finì, il maschio non si girò verso di lei e s’infilò i vestiti in fretta. Lo vide uscire dalla stanza senza rivolgerle uno sguardo e constatò che non era stata altro per lui che un oggetto di piacere. Poi pensò che era meglio così. Dopotutto non teneva a lui più di quanto lui tenesse a lei. Si girò supina, soffocando un gemito di dolore, e restò un poco sul letto a guardare le fenditure sporche del soffitto, poi si alzò e si vestì. Nell’ano sentiva ancora la presenza del dardo bruciante e il seme dell’uomo le colò sulle cosce. Sollevò la gonna e si asciugò. Si lavò le mani, dispiaciuta che non ci fosse una doccia per poter pulire tutto il suo corpo, come per purificarsi, come se solo in quel momento si sentisse zozza, sporca, degradata. Uscì in fretta da quel sordido luogo senza nemmeno chiudersi la porta alle spalle, scese le scale. Dovette pure pagare la stanza. Si precipitò in strada ma non osò correre. Camminò a lungo, si riprometteva di non rivedere mai più quell’uomo così indifferente, egoista, freddo e violento insieme. Eppure c’era ancora in lei il ricordo della recente felicità provata nell’orgasmo avuto con lui, un ricordo vivido. Sorrise. In fondo, pensò, sarebbe stato meglio se glielo ciucciava. FINE

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