Archivio 'Bdsm'

Schiava, chiava!

da joanna, 24 gennaio 2010 in: Bdsm

Chiara è una puledra appena diciottenne che mi ispira al solo guardarla il desiderio di scoparmela selvaggiamente, ma che sino a qualche giorno fa si limitava a dirmi romanticamente:
“ti amo! “, “mi ami? “; non proferiva mai espressioni più realistiche che dicono pane al pane e vino al vino, né tanto meno quelle “sconcezze” che sono il sale (o meglio: il pepe) dell’amore.
Tra le lenzuola, comunque, è una bomba: insaziabilmente vorace di cazzo, esperta pompinara, disponibile a lasciarsi sfondare il culo ogni volta che glielo chiedi. Insomma: troia sino al midollo osseo; ma guai se glielo dicevi, neppure per scherzo…
Da una settimana, però, non è più così:
Chiara ha subìto una piacevole metamorfosi, che l’ha convinta a superare ogni ipocrita inibizione.
Stavamo a letto e come al solito io la stavo sapientemente eccitando con qualche massaggio tra le gambe, insinuando le dita nella sua fregna perennemente umida.
Lei mi baciava sul collo e sul torace, con colpi rapidi di lingua e piccoli morsi che mi facevano provare i brividi della libidine.
Mi venne la felice idea di farla spazientire: avrebbe voluto essere chiavata subito, con foga, mentre dolci parole d’amore avrebbero dovuto ritmare come al solito il sali e scendi dei suoi glutei sul mio cazzo.
Ma io rimasi muto e… fermo: le feci intuire che quella volta avrebbe dovuto meritarsi la sua razione quotidiana di godimento.
Lei non sapeva come fare a sbloccarmi e infine, in preda all’eccitazione, giunse a implorarmi:
“Voglio essere la tua schiava, fammi tutto quello che vuoi”.
L’afferrai dolcemente per i lunghi riccioli neri e le chiesi se si rendeva conto di quello che stava dicendo.
Lei, sempre più infoiata, confermò la sua disponibilità a ridursi in mia completa schiavitù.
Le dissi che ad un padrone tutto è permesso nei confronti della sua schiava: avrei potuto dirle e farle quello che desideravo; avrei, soprattutto, costringerla a dire e a fare anche ciò che lei non voleva.
Chiara, maliziosamente incuriosita, annuì.
E io, allora, la presi in parola.
La strattonai per i capelli, stavolta con violenza, e le dissi con tono perentorio che era una porca.
Poi la costrinsi ad ammettere che era la mia troia: le parole stentavano ad uscirle di bocca, ma appena l’addossai al muro allargandole le cosce e puntando la mia cappella turgida sulla sua fica, si lasciò andare:
“Sì, sono una troia, voglio essere la tua puttana, trattami come una schiava, mi sento una porca in calore”.
La penetrai con forza, mentre finalmente mi sfogavo anche verbalmente:
“Sì, sei una gran porca; voglio sfondarti, troia”.
E lei: “Sì sfondami, padrone, sono la tua schiava”.
Ed io: “Sei la mia schiava? E allora chiava! “.
Chiavammo a lungo, tra mugolii orgasmici e reciproci complimenti osceni.
Fu una scopata estenuante e… sincera: finalmente io potevo dire ad alta voce quello che pensavo di lei ogni volta che facevamo l’amore, e lei si sentiva libera, salutarmente disinibita, sapendo che io la desidero proprio perché lei è una gran troia. FINE

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Era meglio… Ciucciarlo (Parte 5 di 5)

da Passioni Maramora, 19 dicembre 2009 in: Bdsm, Esperienze

Quando fù stanco di stantuffarla in quel modo estrasse il dito e, divaricatele le chiappe, appuntò il glande allo sfintere. Lei cercò istintivamente di sottrarsi, schiacciandosi contro il letto, ma non poteva sfuggire alla presa crudele del suo amante che cominciò a spingere con decisione.

-Aaahhh… – urlò rattrappendosi. Il glande riuscì a penetrare oltre il muscolo serrato dell’ano, che si richiuse palpitante intorno alla corolla, e iniziò a penetrare nel canale stretto e bruciante della ragazza.

-Basta!! , Bastaa!!! … Non entrarlo più a fondo… Ti pregoo!! – urlò, sentendosi prossima a morire per il dolore. Quel pene durissimo le stava scavando una galleria di sofferenza atroce nelle viscere, dilatandola e dilaniandola con ferocia pazzesca. Il glande continuò ad avanzare raschiando le pareti del budello, cercando di violarla fino in fondo, i suoi fianchi si contrassero violentemente, la sua testa si arcuò all’indietro e iniziò a urlare. L’uomo le vedeva la bocca spalancata nel viso deformato dal dolore, solcato dalle lacrime che le sgorgavano copiose dagli occhi. Si beò di quella sofferenza, mentre sentiva l’ano di lei contrarsi ritmicamente con spasmi incontrollati sulla sua verga durissima. Continuò a spingere con forza, penetrando lentamente, mentre la ragazza digrignava i denti, gridava, si inarcava impotente. Lei intanto dava dei sussulti tremendi, sentendosi infilare quell’affare durissimo su per l’intestino, piegava le gambe all’indietro e mordeva le lenzuola, negli spasimi dell’agonia che lui le infliggeva. Alla fine, fu tutto dentro di lei, con un’ultima botta forte e violenta, si immerse fino in fondo nel suo retto. L’urlo che ne scaturì riempì tutta la stanza.

-Ah! – ruggì l’uomo, fermandosi per un momento.

-Ce l’hai nel culo, puttanella… Ti fa male vero? Coraggio il peggio è passato. – Ma lei era lungi dal credergli. Sentiva solo quell’enorme sesso che le violava il sedere procurandole un bruciore terribile. Cercò di rilassarsi, ma quando lui prese a muoversi il dolore ricominciò e lei riprese a gridare e singhiozzare ad ogni spinta come se la violasse ogni volta per la prima volta. Ad ogni spinta lui conquistava un poco di spazio in più nel suo intestino e ogni volta lei sentiva una lama bruciante perforarle i lombi e ripercuotersi fin dentro lo stomaco. Ogni volta lo infilava sempre più dentro finchè non sentì i suoi testicoli sbatterle sulle natiche

-Muoio! … Ti prego non resisto! … – aveva girato la testa a guardarlo e urlava come impazzita.

-Non voglio! … Basta finiscila! … Ti prego!! … Aaah! … – L’uomo neanche stette ad sentirla, continuò a scanalarla con forza, con spinte violenti e regolari che facevano uscire la verga per più di metà per poi infilarla nel sedere contratto fino in fondo. La reggeva per i fianchi mentre lei urlava ad ogni affondo, mentre guizzava come una biscia fra le sue mani. L’uomo la sodomizzò a lungo, scavandola con cattiveria, sbattendo la verga in fondo ai suoi intestini con colpi profondi che facevano risuonare il suo ventre sulle sue chiappe, e lei si lamentò per tutto il tempo. Un rantolo ininterrotto sfuggiva ormai dalla sua gola infiammata per il troppo urlare. Le sue unghie graffiavano istericamente i cuscini. Cercò una volta ancora di scrollarselo di dosso, ma ormai i suoi tentativi erano deboli. Non aveva più forze. Poi l’uomo sentì arrivare lo spasimo terribile, non resistette più sentendo salire dentro di lui l’orgasmo inarrestabile; la scavò a grandi colpi profondi e rudi strappandole le ultime grida, e con una spinta finale si immerse completamente fino in fondo, lasciando zampillare dentro le sue viscere lo sperma a lungo trattenuto. Rimase ansante su di lei.

-Allora puttanella, ti è piaciuto, o preferivi ciucciarmelo? – le sussurrò all’orecchio. Lei non rispose. Piangeva sommessamente. L’uomo si sfilò e si alzò dal letto. Un sottile rivolo di sangue macchiava le cosce della ragazza. Si avvicinò per la terza volta al lavandino, ma questa volta solo per darsi una sciacquata al pene ormai sgonfio. Quando finì, il maschio non si girò verso di lei e s’infilò i vestiti in fretta. Lo vide uscire dalla stanza senza rivolgerle uno sguardo e constatò che non era stata altro per lui che un oggetto di piacere. Poi pensò che era meglio così. Dopotutto non teneva a lui più di quanto lui tenesse a lei. Si girò supina, soffocando un gemito di dolore, e restò un poco sul letto a guardare le fenditure sporche del soffitto, poi si alzò e si vestì. Nell’ano sentiva ancora la presenza del dardo bruciante e il seme dell’uomo le colò sulle cosce. Sollevò la gonna e si asciugò. Si lavò le mani, dispiaciuta che non ci fosse una doccia per poter pulire tutto il suo corpo, come per purificarsi, come se solo in quel momento si sentisse zozza, sporca, degradata. Uscì in fretta da quel sordido luogo senza nemmeno chiudersi la porta alle spalle, scese le scale. Dovette pure pagare la stanza. Si precipitò in strada ma non osò correre. Camminò a lungo, si riprometteva di non rivedere mai più quell’uomo così indifferente, egoista, freddo e violento insieme. Eppure c’era ancora in lei il ricordo della recente felicità provata nell’orgasmo avuto con lui, un ricordo vivido. Sorrise. In fondo, pensò, sarebbe stato meglio se glielo ciucciava. FINE

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Era meglio… Ciucciarlo (Parte 4 di 5)

da Passioni Maramora, 18 dicembre 2009 in: Bdsm, Esperienze

E lei s’era creata una leggenda, aveva lasciato credere che frequentava un uomo di quarant’anni, ma il dubbio persisteva. Si era posta delle domande e all’improvviso aveva preso coscienza che le relazioni eterosessuali erano le sole normali e che il suo rapporto con se stessa era fuori norma. Si era chiesta se avrebbe mai vissuto una vita sessuale come le altre. E quel giorno, passeggiando per Villa Borghese, non era riuscita a respingere le idee che le erano balzate alla mente. Pensava a quell’uomo di quarant’anni che aveva inventato per starsene tranquilla e si chiese se, dopo tutto, non desiderava veramente incontrarlo, se non altro per sapere… Erano già dieci minuti che gli carezzava i testicoli, passando e ripassando le dita tra il pelo umido, affondando dolcemente nella carne per risvegliare la virilità addormentata dell’amante che la lasciava fare, un po’ nervoso, un po’ deluso nel suo orgoglio di maschio infallibile. Fece scivolare le dita lungo l’asta molle raggiungendo il frenulo, stringendo con delicatezza. Poi scese di nuovo, sempre carezzando, verso i testicoli. Il pene non si drizzava. La carne restò inerte, vuotata di sangue, quasi fredda e l’uomo cominciò a mostrare segni di collera, di irritazione, la riteneva responsabile della sua momentanea impotenza, della sua incapacità. Si drizzò sul letto e osservò la mano che si affannava su di lui. Poi guardò fisso la compagna, alzò le spalle e spinse via la mano.

-No, non pensare che possa accadere un miracolo – le disse con cattiveria.

-Saresti capace di raffreddare chiunque, tu. – Delusa, senza capire perchè lui le parlasse così quando faceva di tutto per risvegliare la sua voglia, non desiderava più far l’amore adesso, lo guardò sollevarsi e osservò il pene che ricadeva tra i testicoli.

-E ora! – riprese ancora più arrabbiato. – Non ti metterai a ridere, incapace! – Le mollò uno schiaffo sulla spalla e le si avvicinò aggressivo, le montò sopra allargando le gambe in modo da portare il sesso all’altezza del suo viso. Poi, con naturalezza, agguantò il membro molle e lo diresse verso la bocca dischiusa, appoggiando il glande umido sulle labbra della ragazza. La ragazza si gettò all’indietro.

-No, così no! – disse con affanno. – Te ne prego, tutto, ma così no! – L’uomo rimase dapprima meravigliato, ma poi la rabbia gli contrasse il viso, una rabbia che si trasformò in furore. Afferrò la ragazza per i capelli e l’obbligò a succhiare la carne molle, sperando che così il pene gli si drizzasse e potesse ancora una volta godere. Ma lei si dibattè selvaggiamente tanto da convincerlo a lasciar perdere, in quel modo rischiava un morso e non certo di farsi leccare il glande e stimolare il pene. Scaricò su di lei la sua collera, la battè, la schiaffeggiò, la graffiò affondando le unghie nell’inguine e tirando come volesse strappare le fragili labbra. Lei preferiva questo trattamento all’altro e sopportò senza dir niente, senza versare una lacrima, senza difendersi, finche il maschio si eccitò nuovamente a causa della violenza esercitata su di lei. Il pene adesso si era nuovamente ingrossato e svettava duro e turgido. Afferrò la ragazza e la rigirò sulla pancia con malagrazia, cominciò a carezzarle lascivamente le natiche, a divaricargliele.

-No ti piace ciucciare il cazzo, puttanella? – le disse ansante, cattivo.

-Tutto, ma cosi no eh? Ora vedremo se il “tutto” che intendo io ti piace! – La ragazza si irrigidì immediatamente.

-Ti prego… – mormorò.

-Ti prego cosa? – le chiese, sorridendo cinico.

-Tutto quello che vuoi, ma questo no… per favore! – la sua voce era un sussurro. Tremava e si stringeva tutta dalla paura.

-E questo no, e quest’altro neanche, ma dì mi hai preso per scemo? – l’uomo la irrideva, continuando a carezzarle il culo.

-Non l’ho mai fatto… ho paura! – rispose piagnucolando.

-Ma guarda, – esclamò, allargandole oscenamente le chiappe.

-E così sei vergine da questa parte! … Ma no! … Allora sarà un vero piacere per me essere il primo ad inaugurarti il culo! -

-No! … Ti scongiuro non farmi questo! – la ragazza scoppiò a piangere. Girò la testa e lo fissò atterrita con gli occhi pieni di lacrime. L’uomo si leccò perversamente un dito insalivandolo, poi l’appoggiò allo sfintere e prese a giocarvi lubrificandolo. Lei continuava a fissarlo con la testa girata. Tornò ad insalivare il dito che questa volta affondò nel buchetto della ragazza, provando a lubrificarla internamente. Lei gemette forte.

-Zitta puttanella, questo è solo un dito. Risparmia il fiato per dopo. – affondò più profondamente il dito.

-Ahii… – lei si morse le labbra, sobbalzava, mentre tentava vanamente di stringere le natiche che l’uomo teneva allargate con una mano. L’uomo provava un piacere divino a violarla con il dito nell’ano e la scandagliava dentro in profondità, affondando fino al palmo e facendola rantolare di dolore e di vergogna per quel gesto osceno e volgare. Quando fù stanco di stantuffarla in quel modo estrasse il dito e, divaricatele le chiappe, appuntò il glande allo sfintere. Lei cercò istintivamente di sottrarsi, schiacciandosi contro il letto, ma non poteva sfuggire alla presa crudele del suo amante che cominciò a spingere con decisione.

-Aaahhh… – urlò rattrappendosi. Il glande riuscì a penetrare oltre il muscolo serrato dell’ano, che si richiuse palpitante intorno alla corolla, e iniziò a penetrare nel canale stretto e bruciante della ragazza.

-Basta!! , Bastaa!!! … Non entrarlo più a fondo… Ti pregoo!! – urlò, sentendosi prossima a morire per il dolore. Quel pene durissimo le stava scavando una galleria di sofferenza atroce nelle viscere, dilatandola e dilaniandola con ferocia pazzesca. Il glande continuò ad avanzare raschiando le pareti del budello, cercando di violarla fino in fondo, i suoi fianchi si contrassero violentemente, la sua testa si arcuò all’indietro e iniziò a urlare. L’uomo le vedeva la bocca spalancata nel viso deformato dal dolore, solcato dalle lacrime che le sgorgavano copiose dagli occhi. … (segue)

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